Le tecnologie digitali per apprendere e stare assieme andranno oltre la pandemia

Le tecnologie digitali per apprendere e stare assieme andranno oltre la pandemia

di Gabriella Cioni e Angiolo Tavanti

Nella prima stesura di questo testo, che fa riferimento a invecchiamento e tempo libero, veniva evidenziata l’importanza crescente della formazione al digitale, per trarne tutti i benefici e le risorse utili a migliorare la qualità della vita di tutti e, nello specifico, della popolazione più anziana. Si ipotizzava che l’apprendimento dell’uso delle nuove tecnologie sarebbe stato in prospettiva uno degli ambiti delle associazioni che avrebbe potuto massimizzare i vantaggi sia per i destinatari di tale formazione che per le attività stesse, per quanto attiene alla loro diffusione e fruibilità.

La contingenza della pandemia da Covid-19 ha determinato una grande accelerazione verso tale scenario. Lo abbiamo potuto constatare in quasi tutti i contesti, compreso quello delle associazioni di volontariato e di promozione sociale che si sono cimentate in attività di supporto alle persone più fragili, impossibilitate a fare ricorso agli strumenti informatici per soddisfare i propri bisogni quotidiani.

Tenuto conto che il susseguirsi delle generazioni nate digitali ridurrà nel tempo i bisogni formativi ma accentuerà le differenze, è importante ipotizzare una formazione specifica per le generazioni no digital (che vanno ben oltre gli anziani attuali), sfruttando le sinergie e le motivazioni derivanti dall’uso degli strumenti informativi; questi serviranno a gestire il rapporto con la propria salute (campagna in collaborazione con la sanità pubblica per l’uso del Fascicolo Sanitario Elettronico) e con tutti i servizi pubblici resi accessibili e più fruibili dalla rete (Pec, Spid, Agenzia delle Entrate, Inps…). Ciò potrà avvenire attraverso corsi mirati a fornire un approccio agli strumenti e alle loro potenzialità, ma nel contempo a permettere alle persone di accedere a servizi già disponibili e a migliorare così la gestione del proprio tempo/risorse.

Non a caso il Comune di Bologna ha di recente pubblicato un avviso pubblico rivolto ai cittadini, singoli o associati, per raccogliere la disponibilità di tutor informatici volontari, allo scopo di favorire l’inclusione digitale delle persone che non dispongono di adeguate conoscenze e di realizzare iniziative e progetti di solidarietà digitale.

La positiva esperienza della spesa a domicilio promossa dall’Auser nella fase di emergenza sanitaria, nella quale sono stati coinvolti giovani universitari e scout, ha rappresentato un’importante occasione di incontro intergenerazionale tra questi e i volontari Auser che ne coordinavano l’attività, nonché tra gli stessi giovani e gli anziani destinatari delle consegne a domicilio. Questo incontro potrebbe aver gettato le basi per avviare un’attività formativa che veda coinvolti giovani tutor informatici in grado di insegnare l’uso degli strumenti direttamente a casa degli anziani in difficoltà.

In alternativa si potrebbe considerare la possibilità di fare accompagnare le persone dal proprio domicilio fino alla sede di un circolo/centro sociale dove potrebbero seguire la formazione insieme ad altri, ovviamente un numero limitato di persone, nel rispetto delle regole del distanziamento, al fine di garantire le necessarie misure di sicurezza.

Oltre a far accedere le persone più fragili ad una formazione specifica, tanto essenziale quanto fondamentale per la loro autonomia, nonché ad eventi culturali in condivisione con altri, in presenza o in remoto, si creerebbero le condizioni per facilitare l’utilizzo dell’Information Communication Technology, con un particolare riferimento alla telemedicina, a partire dal Fascicolo Sanitario Elettronico.

Si auspica che la pratica implementata durante l’emergenza sanitaria, che consente l’ottenimento di prescrizioni per via telematica, ovvero senza accedere agli ambulatori dei medici curanti, venga resa permanente e vieppiù potenziata. Avendo piena consapevolezza peraltro di quanto sia importante il contatto fisico (gli anziani sono soliti recarsi con frequenza presso gli ambulatori), potrebbe non essere lontano l’obiettivo che le persone in difficoltà comunichino con il proprio medico anche in video chiamata.

L’esperienza del Covid-19 ha messo in luce la fragilità dell’insieme delle attività culturali e la precarietà degli operatori (musicisti, attori, registi, performer), in mancanza della possibilità di lavorare in presenza del pubblico, e della ricchezza della relazione, non sostituibile con gli strumenti di comunicazione on line. Sicuramente negli anni a venire questa esperienza apporterà nuove modalità anche nella produzione culturale, scegliendo format e mezzi che non abbiamo ancora del tutto esplorato e usato (social e social video come youtube o simili). Ipotizziamo una integrazione che apporti nuova linfa e attenzione al teatro e al cinema, permettendo una più ampia fruizione delle strutture museali con le visite organizzate e preorganizzate, con tempi di fruizione adeguati, permettendo una più larga diffusione della cultura tra le persone.

Anche nel campo delle attività sportive o legate al benessere, come tutte le forme di ginnastica morbida, l’esperienza del Covid-19 ci riconsegna nel prossimo futuro un uso più ragionato e comodo delle palestre che diventano accessibili on line e aiutano la persona a prestare maggiore attenzione al proprio corpo e a tenere uno stile di vita più sano e consapevole. In questi mesi molti di noi hanno praticato forme diverse di ginnastica/antiginnastica/pratiche di yoga/tai chi/chi cong. Si tratta di verificare se questo fenomeno, ma crediamo di sì, potrà rappresentare un diverso e integrato uso degli ausili per il benessere fisico e mentale.

Nella prossima edizione del libro cercheremo di allargare la riflessione sugli strumenti e su come valorizzare le prospettive delle maggiori aperture al pubblico tramite la telecomunicazione nelle sue varie forme, soprattutto in relazione a:

  • come usare i circoli come hub culturali e tecnologici (video maxi schermi collegati in rete) e come sedi di formazione/integrazione, ma anche di lavoro intergenerazionale;
  • sviluppare e strutturare l’offerta culturale (esempio: l’evento di un circolo viene condiviso con tutti gli altri come un bouquet che amplia l’offerta culturale di tutti) con possibilità di fruizione attiva nel territorio, valorizzando il proprio ambito e la relativa proposta culturale;
  • creare nuove reti sociali e di crescita personale, partendo dal maggior tempo libero a disposizione delle persone e dalla possibilità di migliorare la qualità della vita e l’integrazione nella società digitale, recuperando quella distanza fra generazioni determinata dalla velocità con cui tale società si è sviluppata.

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